Da "WebElections, il primo libro Blogbook, su politica e web".
Il nuovo presidente americano: Internet !
Le appena concluse elezioni americane 2004, hanno avuto un chiaro vincitore: I n t e r n e t.
La Rete è stato il nuovo Media adottato dai politici americani per raccogliere finanziamenti e consenso.
Parallelamente ai Media tradizionali, i candidati hanno fatto sempre più ricorso al Web, per diffondere le proprie opinioni, organizzare la campagna, richiedere l’aiuto dei supporters.
Bush e Kerry hanno raccolto, via Internet, centinaia di milioni di dollari oltre che milioni di sostenitori.
Sulle campagne online hanno investito milioni di dollari e nutriti staff di professionisti specializzati.
Gli utenti, da parte loro, hanno colto la possibilità di poter partecipare realmente all’elezione del Presidente degli Stati Uniti e si sono movimentati, con un entusiasmo, una creatività ed una passione senza precedenti.
Sono nati migliaia di siti dedicati alle elezioni ed è stato distribuito sul Web un numero impressionante di materiale elettorale di ogni tipo (video, immagini, testi, audio, collage, applicazioni, videogame!).
I bloggers politici
In questo contesto i bloggers, ossia singoli/gruppi di singoli che curano siti di carattere personale (quindi utenti al di fuori dei circuiti dei grandi media), hanno acquisito una rilevanza fondamentale.
Siti come Dailykos, Drudge, Talkingpointsmemo, Factcheck, Wonkette, sono stati eletti (dagli utenti prima e dai media ufficiali poi) detentori delle “fresh news”; le notizie vere, i retroscena introvabili, gli scoop si sono andati sempre più a cercare nella blogosfera.
Sono i blogger, ad esempio che hanno rivelato l’inesattezza dello scandalo Memogate, sollevato da un network prestigioso (CBS) e da un giornalista affermato quale Dan Rather.
Per chi si è schierata la Rete ?
Una fotografia dell’orientamento politico del Web? Senza dubbio contro al Presidente Bush.
Bush è stato ininterrottamente, ridicolizzato, sbeffeggiato, deriso, attaccato; ogni centimetro presidenziale è stato impietosamente messo in piazza e condannato.
Kerry, a mio parere, non ha saputo approfittare di questa chiara presa di posizione antiBush e, per quanto abbia ben giocato ogni carta Internetica (adottando tutti gli strumenti disponibili, dal social networking, al file sharing) non è riuscito a diventare il “paladino” del così detto popolo della rete.
Diverse analisi dovranno essere condotte su questo punto.
Da un lato il Web ha una chiara tendenza libertaria ed anarchica, contraria per definizione alla chiusura e ai poteri precostituiti (se poi il Presidente in carica, a una settimana dal voto, decide di chiudere l’accesso al proprio sito - per tutti i residenti overseas- , è chiaro che non contribuisce a farsi ben volere!).
Dall’altro lato, anche Bush ha però speso moltissime risorse per bilanciare la propria immagine sul Web (introducendo ad esempio, in occasione dei dibattiti, uno strumento innovativo come quello del contraddittorio online).
Quindi è riuscito a recuperare anche online, pur essendo partito in ritardo rispetto al concorrente.
Per essere più precisi, Bush ha avuto una esitazione iniziale ad adottare il Web, che mi ha ricordato da vicino l’atteggiamento iniziale di Microsoft rispetto al Web (ricordate quando, agli albori dell’html, Bill Gates snobbava la Rete?). Entrambi scettici all’inizio si sono (per loro fortuna) presto ricreduti, finendo per riconoscere un ruolo fondamentale alla Rete.
Ma, in definitiva, che peso ha avuto Internet sulle elezioni?
Internet ha avuto un peso determinante.
L’eccezione principale a questa affermazione ricade di solito sull’utenza.
L’utenza tipo del Web, si sostiene, è composta da una fascia di elettorato giovane (che ha finito per non votare riproponendo le stesse percentuali di voto del 2000) e come tale, molto propensa a giocare e ad essere virtuale ma poco incline alle operazioni burocratiche e concrete che un’elezione richiede.
Questo genere di critiche, relative al peso politico del Web, includono senza dubbio profili ragionevoli e devono indurre ad un’attenta riesamina dell’utilizzo dei Web tools ai fini politici.
Quello che però si sottovaluta è l’influenza indiretta di Internet sulle presidenziali 2004 e, più in generale, sulla politica.
Internet infatti è diventato una fonte di informazione inarrestabile.
Molte notizie e curiosità nascono sul Web, si diffondono ad Internet speed (= subito) e diventano talmente “ingombranti” da essere inevitabilmente riportate dai media ufficiali.
Pertanto se anche un cittadino non usa il Web, riceverà dalla TV / Radio/ Giornali le informazioni disponibili in Rete.
In aggiunta anche se la maggior parte degli utenti può non essere a conoscenza di BoingBoing (il più linkato blog al mondo), lo sono però i professionisti della Notizia.
Questo significa che i giornalisti dei Big Media sono sempre più influenzati dal parere dei “guru” della rete e attribuiscono credibilità ad esempio ai blogger che dimostrano di essere affidabili.
Questo fa si che la notizia Internetica sarà portata agli elettori – certo filtrata in base alle linee guida del network di appartenenza -, da un professionista autorevole della TV.
Si ottiene pertanto il risultato di consegnare il Web anche nelle mani di chi lo ignora completamente.
E ancora. Non si può non vedere come la convergenza di Internet e TV a livello di hardware sia ormai inarrestabile (pensiamo a strumenti come Tivo, Windows media Center, ecc.); questo significa che, a breve, sulla nostra televisione avremo a disposizione sia materiale proveniente dai Media tradizionali sia materiale proveniente da Internet.
Chi sarà più seguito a quel punto a parità di qualità produttiva (di realizzazione)?
I telespettatori guarderanno Porta a Porta o Wonkette?
Infine il Web ha giocato un ruolo fondamentale per l’organizzazione delle campagne, che ha significato mobilitazione dei principali attivisti con conseguente incremento di accesso alle urne (record storico americano). In questo caso si comprende facilmente che se online riesco a gestire e coordinare 5.000 attivisti politici, saranno poi questi ultimi a svolgere l’attività offline di coinvolgimento dell’elettorato.
Ma tutta la strategia parte dal Web.
Ma allora (si chiedono i più scettici) perché non ha vinto Kerry, più attivo/strutturato online e benvoluto dagli internauti?
Ribadendo che Bush non è stato affatto a guardare, ma anzi si è attrezzato sul Web in modo notevole, suggerisco di ribaltare la questione.
Si può diventare Presidenti degli Stati Uniti solo grazie a Internet? Solo grazie alla TV? Solo grazie ai giornali? Solo grazie a 1 media? Si capisce che il Web è e rimane solo uno strumento (al pari dei più vecchi colleghi mediatici).
Un fantastico strumento, certo, con enormi potenzialità ancora tutte da scoprire. Ma pur sempre uno strumento.
Ma d’altronde: che cos’altro avrebbe potuto fare il Web per Kerry, oltre a fargli raccogliere 80 milioni di dollari di donazioni e 5 milioni di iscritti alle newsletter democratiche? Oltre ad abbattere e screditare l’immagine personale di Bush agli occhi del mondo, che cos’altro poteva fare “Mr. Web”?
Le elezioni, per fortuna, le vincono gli uomini. Gruppi organizzati intorno a principi e ideali comuni, i quali si attivano per governare nell’interesse della collettività (o almeno così dovrebbe essere).
Ma dal 2004, la politica Americana e tutta la politica mondiale sono cambiate in modo irreversibile.
L’avvento della Rete comporterà un coinvolgimento diretto, sempre maggiore, degli elettori in ogni fase dell’agenda politica; siti e blog politici acquisiranno peso e autorevolezza crescente.
Allo stesso modo il Web sarà una lente di ingrandimento utile anche per i mezzi di comunicazione, vedendo crescere la figura dei reporters citizens a fianco dei professionisti dell’informazione.
Una cyber semina dei principi di una democrazia realmente partecipativa è stata fatta in occasione delle elezioni americane 2004. I frutti si vedranno molto presto.

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